Caccia al gallo forcello in Lombardia: un’assurdità che non possiamo più ignorare

5 Giu , 2026 - caccia

Il gallo forcello è una delle specie più fragili delle Alpi. Le sue popolazioni sono in declino, gli habitat si stanno riducendo, il disturbo umano aumenta. Eppure… in Lombardia si può ancora cacciare.

Assurdo? Sì. Inspiegabile? Anche.

Le giustificazioni ufficiali non reggono:

“Le popolazioni sono stabili” → non è vero ovunque.

“Si prelevano solo maschi” → nei lek basta togliere pochi dominanti per mandare tutto in crisi.

“La caccia tutela l’habitat” → la tutela la fanno parchi, ricercatori e volontari, non i fucili.

La scienza chiede prudenza. Molti Paesi europei hanno già chiuso la caccia al forcello. La Lombardia invece resta ferma a un modello vecchio, dove la politica ascolta più i gruppi venatori che i biologi.

Il risultato? Una specie vulnerabile continua a essere colpita proprio mentre avrebbe bisogno di protezione.

Se vogliamo davvero difendere la biodiversità alpina, la caccia al gallo forcello deve diventare storia del passato

Una specie simbolo che sta scomparendo

Il gallo forcello è un indicatore prezioso della salute degli ecosistemi alpini. Vive in ambienti aperti, praterie d’alta quota, brughiere e radure: habitat sempre più rari a causa di:

impianti sciistici e infrastrutture

disturbo turistico crescente

cambiamenti climatici

Le popolazioni alpine sono in declino in molte regioni europee. ISPRA lo ripete da anni: la specie è fragile, sensibile al disturbo e richiede massima prudenza. Nonostante questo il gallo forcello continua ad essere oggetto di divertimento per un gruppo di persone che della natura non hanno nessun rispetto ( i cacciatori) anche se si dicono custodi della biodiversità.

Perché allora si caccia ancora?

La risposta non è ecologica, ma politica.

  • La Lombardia ha una tradizione venatoria molto radicata.
  • Le associazioni venatorie siedono ai tavoli tecnici regionali.
  • I piani di prelievo sono spesso costruiti su dati vecchi o parziali.
  • La pressione dei gruppi venatori è più forte di quella dei biologi.

Il risultato è un paradosso: una specie in declino continua a essere cacciata perché la politica non ha il coraggio di dire basta pur di non perdere consensi.


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